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Il ruolo del revisore dei conti nell’ambito della ‘spending review’

Palazzo dei Congressi | Roma, 29 Maggio, 2014 | 11:45

Le politiche di contenimento della spesa pubblica e di salvaguardia degli equilibri di bilancio non sono iniziate con i provvedimenti per la revisione della spesa pubblica o “spending review” inaugurati, sostanzialmente, dal decreto-legge n. 95/2012, ma hanno un’origine più risalente. Infatti, è da circa dieci anni che risultano introdotti, in modo più o meno ‘raffinato’, dei criteri volti a contenere o ridurre in modo permanente, anche per gli enti pubblici non economici, l’ammontare delle spese, soprattutto con riguardo a talune tipologie di spesa (autovetture, sponsorizzazioni, rappresentanza, trattamento economico accessorio del personale, ecc.), ritenute più critiche, meno necessarie e più facilmente comprimibili. A presidio delle disposizioni di ‘taglio’, segnatamente agli enti pubblici non economici, sono stati chiamati a svolgere un ruolo centrale, in virtù dei compiti istituzionali attribuiti, i collegi dei revisori dei conti, talora individuati in modo esplicito dalle stesse disposizioni in materia, per espletare adempimenti puntuali, previa esecuzione di controlli incisivi e mirati.

Si tratta di un ruolo che ha assunto una dimensione sempre più importante, ma che non appare avere un’adeguata attenzione neppure da parte di tanti operatori del settore, mentre, opportunamente valorizzato, potrebbe porsi come utile strumento informativo, se non addirittura propositivo, del decisore pubblico, al fine di ridurre gli sprechi ed eliminare le spese improduttive, sulla base di un’analisi critica e fattuale.

In quest’ottica, lo scopo dell’incontro è quello di porre in debito risalto l’attività di controllo svolta dai revisori dei conti presso gli enti pubblici non economici e gli organismi pubblici, incluse le Istituzioni scolastiche statali, e l’utilità per la finanza pubblica di siffatta attività, anche in chiave prospettica e futura.

In aderenza al tema trattato, poi, nel corso dell’incontro verrà presentato il volume, di recentissima pubblicazione, “Il revisore dei conti negli enti pubblici non economici” scritto da Giovanni Ciuffarella, Filippo Barbagallo e Pietro Coluzzi.

Che cosa intendiamo quando parliamo di valutazione

Roma, 22 Maggio, 2018 | 16:30

Il Laboratorio di Valutazione Democratica (LVD) ha avviato una serie di iniziative volte a promuovere il dialogo tra committenti e valutatori e ha prodotti un documento intitolato “Cosa intendiamo con le parole che usiamo? Termini chiave a disposizione di committenti e valutatori”. Nei primi mesi del 2018, con il supporto dell’Associazione Italiana di Valutazione (AIV) ha raccolto una serie di testimonianze, successivamente sintetizzate in un breve documento audiovisivo che mira a stimolare un dibattito sul pluralismo nella valutazione. Rispetto al passato, la valutazione è entrata definitivamente nel linguaggio delle politiche e della pubblica amministrazione, seppur con accezioni e interpretazioni divergenti: committenti, beneficiari e persone variatamente interessate alle politiche possono rivolgere – implicitamente o esplicitamente – domande di valutazione anche molto diverse tra loro. I valutatori, dal canto loro, appaiono divisi da preferenze metodologiche e tecniche, che talvolta li portano a scontrarsi su aspetti specialistici molto distanti dai bisogni di conoscenza di coloro che finanziano, realizzano o beneficiano di programmi di interesse generale. L’ondata di valutazioni di impatto sociale che si prospetta nell’immediato futuro rende necessaria una riflessione per scongiurare l’egemonia di un approccio sugli altri e per promuovere, invece, disegni di valutazione pluralisti e appropriati alle domande sottese e alle caratteristiche degli interventi.